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By François Furet

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Seventh-Century Popes and Martyrs: The Political Hagiography of Anastasius Bibliothecarius

This choice of Latin texts, released in a brand new version with an English translation, attracts at the wealthy hagiographical corpus of Anastasius, papal diplomat, secretary and translator in past due ninth-century Rome. The texts main issue arguable figures: Pope Martin I (649-653), whose competition to the imperially-sponsored doctrines of monenergism and monothelitism observed him exiled to Cherson the place he died in 654, and Maximus the Confessor, an japanese monk condemned to endure amputation and exile to Lazica for comparable purposes in 662.

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I l credo giacobino si fonda infatti sulla realizzazione immanente di certi valori nel­ l 'azione politica e mediante l 'azione politica , nel che è implicito che tali valori siano oggetto di un conflitto fra gli individui, che in essi si incarnino, e che siano individuabili e conoscibili allo stesso titolo della verità . Ma l 'analogia con i processi intellettuali della conoscenza è ingannevole, in quanto fra i valOri della co­ scienza rivoluzionaria - la libertà, l 'uguaglianza, la nazione che le incarna - e gli individui incaricati di realizzarli e difenderli esiste una specie di equivalenza spontanea, precedente a qualsiasi ragionamento .

Poiché essa lo afferma, bisogna dunque che lo storico creda che la Rivoluzione ha abo­ lito la nobiltà, mentre ne ha semplicemente negato il principio; che ha fondato una società, mentre ha soltanto affermato certi 11 Caratteristica, a questo proposito, è l'introduzione alquanto accondi­ scendente di G . Lefebvre a L'Ancien Régime et la Révolution, Paris 1 952 ( trad. it. L'Antico Regime e la Rivoluzione, Torino 1967). Si tratta comun­ que dell'unico storico della Rivoluzione che abbia letto Tocqueville con attenzione.

Impossibile sovrapporre intellettualmente questi due oggetti, che all'esame anche più superficiale comportano ciascuno un quadro cronologico diverso : l'analisi delle cause della Rivolu­ zione porta l'osservatore molto più a monte del 1 789, e quella del suo bilancio molto più a valle del 179 3 o del 1 799. La « storia » della Rivoluzione è invece compresa fra il 1 789 e il 1 794-99, e chi la scrive non si accorge quasi mai di questa sfasatura crono­ logica perché mentalmente confonde i vari piani d'analisi, cadendo in una serie d'ipotesi implicite : il corso della Rivoluzione è iscri tto nelle sue cause, perché i suoi attori non avevano altra scelta all'infuori di quella fatta, ovvero abolire l'Ancien Régime e sostituirlo con un ordine nuovo.

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